Pedagogia ontopsicologica

luglio 14, 2010

Qualche mese fa, in un programma televisivo per famiglie, si constatava con preoccupazione che i bambini di oggi – e si faceva riferimento a quei bambini che non presentano alcun deficit motorio o cognitivo – spesso, non sono capaci di risolvere da soli i piccoli problemi quotidiani che i bambini di un tempo erano pienamente capaci di affrontare autonomamente (allacciarsi le scarpe, vestirsi, mettere in ordine le proprie cose, risolvere i piccoli conflitti con i coetanei, etc.) e si constatava anche che i genitori di oggi, di frequente, sentendosi immotivatamente in colpa per essere assenti tutto il giorno per motivi di lavoro, cercano di compensare ipergratificando e iperviziando i propri figli, senza preoccuparsi di trasmettere loro alcun senso di responsabilità personale. A seguito di queste semplici constatazioni, ci si chiedeva se il tipo di educazione che la famiglia di oggi impartisce ai propri figli sia o meno idoneo a prepararli all’ingresso nell’attuale (e futura) società adulta, una società complessa che richiede ai suoi membri sempre maggiori requisiti di competenza e di responsabilità. Questo interrogativo è stato affrontato anche nella Conferenza “Una nuova pedagogia per la società futura” – presieduta da Antonio Meneghetti – tenutasi nel maggio 2006 presso la sede centrale dell’UNESCO. Nel corso della conferenza, il fondatore della scuola ontopsicologica ha sottolineato che, poiché il bambino è un ente in formazione con necessità di crescita, se noi gli diamo già tutto a sua dimensione, gli tagliamo l’istinto della crescita. Quindi, secondo l’autore, per rispondere alle esigenze di crescita del bambino – una crescita che si realizza sempre all’interno di un ecosistema sociale – è necessario abbandonare i modelli pedagogici a carattere assistenziale ed avviarlo all’apprendimento di due realtà (la conoscenza ed il rispetto per se stesso e la conoscenza-condivisione delle regole sociali) e alla maturazione di strategie esistenziali che siano tali da permettergli di conciliare le proprie esigenze di realizzazione personale con la necessità di essere vantaggio per il sociale.

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